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Windows 11: meno intelligenza artificiale invasiva e un sistema più essenziale

Windows 11: meno intelligenza artificiale invasiva e un sistema più essenziale

Microsoft sta rivedendo il modo in cui l’intelligenza artificiale viene integrata in Windows 11.
Dopo i feedback ricevuti dagli utenti, l’azienda punta a rendere il sistema operativo più pulito, più semplice e meno invadente.
Negli ultimi aggiornamenti, molte funzioni basate sull’AI sono diventate molto visibili. In particolare, l’assistente Copilot è stato integrato in diverse aree del sistema. Questa scelta, però, non è stata apprezzata da tutti.

Copilot resta, ma con un ruolo più discreto

Copilot non verrà eliminato da Windows 11.
Microsoft intende però ridurne la presenza diretta nelle applicazioni di uso quotidiano.
Alcuni strumenti di sistema, come Blocco note o Paint, potrebbero tornare a un’esperienza più tradizionale. Le funzioni AI resterebbero disponibili, ma meno evidenti e meno “forzate”.
L’obiettivo è offrire supporto intelligente solo quando serve davvero.

Funzioni AI sotto revisione

Oltre a Copilot, anche altre funzionalità basate sull’intelligenza artificiale sono in fase di valutazione.
Alcuni strumenti, pensati per migliorare la produttività, sono risultati complessi o poco chiari per molti utenti.
Per questo motivo, Microsoft sta lavorando per semplificare l’esperienza. Le funzioni meno utili potrebbero essere ridimensionate o rese opzionali.

Più controllo per l’utente

Il nuovo approccio mette l’utente al centro.
Chi utilizza Windows 11 potrà continuare a sfruttare l’AI, ma senza interferenze costanti durante il lavoro quotidiano.
Questo significa:
meno suggerimenti automatici
meno elementi AI sempre visibili
maggiore libertà di scelta
Un sistema operativo più pulito migliora anche concentrazione e produttività.

Perché Microsoft sta cambiando strategia

Windows 11 è utilizzato da milioni di persone con esigenze diverse.
Non tutti vogliono un sistema fortemente basato sull’intelligenza artificiale.
Microsoft ha quindi deciso di trovare un equilibrio tra innovazione e usabilità.
L’AI resta una parte importante del futuro del sistema operativo, ma non deve diventare un ostacolo.
Il risultato sarà un Windows 11 più essenziale, flessibile e adatto a un pubblico più ampio.

Windows 11: nuovo accesso protetto al disco e bug sui file temporanei

Windows 11: nuovo accesso protetto al disco e bug sui file temporanei

Con uno degli ultimi aggiornamenti di Windows 11, è stato modificato il modo in cui si accede alle impostazioni di archiviazione.
Lo scopo è aumentare la sicurezza del sistema, ma l’update ha introdotto anche un bug che sta creando problemi a molti utenti.

Dopo l’installazione dell’aggiornamento KB5074105, l’accesso alle informazioni sullo spazio disco non è più immediato. Anche chi utilizza un account amministratore deve confermare l’operazione tramite Controllo Account Utente (UAC).

Accesso più sicuro, ma meno pratico

La nuova protezione impedisce agli account standard di modificare le impostazioni di archiviazione.
Questo riduce il rischio di errori, ma rende l’uso quotidiano meno fluido, soprattutto per chi gestisce il PC in autonomia.

Il vero problema: impossibile eliminare i file temporanei

Il bug più segnalato riguarda la pulizia del disco.
Dopo l’aggiornamento, la sezione dei file temporanei non mostra più correttamente i dati. In alcuni casi, l’elenco non appare affatto.

Questo significa che non è possibile eliminare i file di Windows Update, una funzione utile per liberare spazio. Il problema è evidente soprattutto sui PC con SSD di capacità ridotta.

Il bug è legato all’aggiornamento KB5074105

Diverse segnalazioni confermano che il malfunzionamento è collegato all’update KB5074105.
Rimuovendo l’aggiornamento, la gestione dei file temporanei torna a funzionare normalmente.

Al momento, Microsoft ha spiegato la nuova protezione del disco, ma non ha ancora rilasciato una soluzione ufficiale per il bug.

Cosa fare in attesa di una correzione

Per molti utenti il problema è fastidioso, ma non critico.
In ambito aziendale o tecnico, però, può complicare la manutenzione dei sistemi.

In attesa di un fix, è consigliabile:

  • controllare i prossimi aggiornamenti di Windows 11

  • valutare la rimozione dell’update se lo spazio su disco è un problema

  • usare strumenti alternativi di pulizia solo se necessario

Rivoluzione nella Portabilità dei Dati: Apple e Google Uniscono le Forze per un Tool Cross-OS

Finalmente una notizia che farà tirare un sospiro di sollievo a tutti gli utenti che si sono trovati a dover affrontare il “grande salto” tra iOS e Android. Apple e Google hanno ufficialmente confermato una collaborazione per sviluppare un nuovo, potente strumento integrato per la portabilità dei dati tra i loro sistemi operativi.

Addio al Muro tra iOS e Android
Fino ad oggi, il passaggio da un sistema all’altro è sempre stato un processo farraginoso, una vera e propria migrazione digitale che richiedeva l’uso di servizi cloud limitati o delle app dedicate, come “Passa a iOS” (per Android) e “Android Switch” (per iOS). Queste soluzioni attuali, pur utili, coprono solo i dati essenziali (contatti, media, messaggi, ecc.) e spesso richiedono passaggi specifici e non sempre intuitivi.

La vera svolta è che il nuovo tool non sarà un’app separata, ma sarà integrato nativamente nei sistemi operativi. La novità è stata intercettata nella versione Canary di Android per Google Pixel e si prevede un’implementazione futura in una versione beta di iOS 26 per sviluppatori.

Un Tool Globale, Benefici del DMA
La notizia è stata accolta con grande entusiasmo, in particolare dalla Commissione Europea, che ha subito evidenziato come questa collaborazione sia un esempio virtuoso dei benefici portati dal Digital Markets Act (DMA).

“La Commissione Europea accoglie con favore la soluzione di portabilità dei dati cross-OS comunicata da Apple e Google. Questo è un esempio di come il Digital Markets Act (DMA) apporti vantaggi a utenti e sviluppatori,” ha dichiarato un portavoce.

Sebbene la Commissione Europea abbia rivendicato il merito, sottolineando come il DMA miri proprio a rendere i servizi digitali meno “chiusi”, il tool sarà in realtà reso disponibile a livello mondiale, non solo per gli utenti europei.

Cosa Potremo Trasferire Facilmente
Questo strumento integrato rappresenta un enorme passo avanti rispetto alle soluzioni attuali, offrendo una portabilità wireless più completa e semplificata.

Tra i dati che potranno essere trasferiti senza sforzo figurano:

Contatti e Calendario

Messaggi, Foto e Documenti

Password e Reti Wi-Fi salvate

Dati da app di terze parti (una novità fondamentale)

Il portavoce ha inoltre menzionato la semplificazione del trasferimento delle eSIM, un altro ostacolo comune per chi cambia dispositivo.

Il Contesto Competitivo
Questa inattesa alleanza per la portabilità utente avviene in un momento di forte tensione normativa e competitiva.

Se da un lato vediamo Apple e Google collaborare su un fronte così delicato, dall’altro Google ha proceduto in autonomia per quanto riguarda la condivisione di file. Google ha recentemente integrato il supporto per il protocollo AirDrop nella sua funzionalità Quick Share su Android, migliorando l’interoperabilità di fatto senza il coinvolgimento diretto di Apple.

È interessante notare come Apple stessa abbia in precedenza contestato il DMA, arrivando a chiederne l’annullamento. Nonostante la resistenza, l’impatto della normativa sembra evidente nel catalizzare miglioramenti a favore degli utenti come quello annunciato.

Prospettive Future
Questa collaborazione segna la fine di un’era in cui gli utenti erano penalizzati dal “lock-in” dei dati. Con un tool integrato e wireless, il cambio di smartphone non sarà più sinonimo di mal di testa e perdite di dati. È una vittoria netta per l’utente e un segnale forte che le piattaforme stanno lentamente evolvendo verso ecosistemi più aperti, anche se spinti dalla regolamentazione.

Windows 10 va in pensione

Per anni, Windows 10 è stato il nostro compagno digitale, affidabile e familiare. Ma il suo ciclo di vita sta per finire. A partire da ottobre 2025, Microsoft smetterà di supportarlo. Questo non è un semplice “aggiornamento”, ma un evento che ha conseguenze importanti per la tua sicurezza e l’utilizzo del tuo PC.

Questo articolo ti spiega in modo chiaro cosa succederà e quali sono le tue opzioni.

La fine è il 14 ottobre 2025

Segnati questa data: 14 ottobre 2025. Da quel giorno, Windows 10 non riceverà più aggiornamenti di alcun tipo. Il tuo PC continuerà a funzionare, certo, ma sarà come un’auto senza assicurazione: in caso di problemi, non avrai alcuna protezione.

Perché è un problema? I 3 rischi principali

Senza il supporto di Microsoft, il tuo computer con Windows 10 sarà vulnerabile. Ecco perché:

  1. Stop agli aggiornamenti di sicurezza. Questo è il rischio più grande. Ogni giorno vengono scoperti nuovi virus e attacchi. Microsoft rilascia patch per bloccarli. Senza queste patch, il tuo PC diventerà un bersaglio facile per hacker e malware.
  2. Addio all’assistenza tecnica. Se incontri un problema, Microsoft non ti aiuterà più. Dovrai cavartela da solo o affidarti a forum e guide non ufficiali, con tutti i rischi del caso.
  3. Software obsoleto. A poco a poco, i programmi che usi (come browser, suite Office, videogiochi) smetteranno di funzionare su Windows 10. Sarai bloccato con versioni vecchie e meno sicure del tuo software preferito.

Cosa fare? Le tue opzioni

Non farti prendere dal panico. Hai tempo per agire e prepararti.

  • Aggiorna a Windows 11. Se il tuo PC è abbastanza recente, l’aggiornamento è la soluzione migliore. È gratuito e ti garantisce sicurezza e stabilità per gli anni a venire. Puoi controllare la compatibilità del tuo computer con l’app ufficiale “Controllo integrità PC” di Microsoft.
  • Compra un nuovo PC. Se il tuo computer ha diversi anni e non è compatibile con Windows 11, potresti considerare di acquistarne uno nuovo. I modelli attuali sono più veloci, efficienti e già pronti per il futuro.
  • Passa a un altro sistema operativo. Se ti senti avventuroso, puoi esplorare alternative come Linux. Richiede un po’ di apprendimento, ma offre un sistema operativo moderno e sicuro, spesso completamente gratuito.

Non aspettare l’ultimo minuto

La fine del supporto di Windows 10 non è un problema da rimandare. Inizia a pensare ora a quale opzione è la migliore per te. Ignorare questa scadenza non farà altro che mettere a rischio i tuoi dati e la tua privacy online.

L’intelligenza artificiale trasforma le aziende italiane

L’intelligenza artificiale non è più una promessa futuristica, ma una realtà concreta che sta rivoluzionando il mondo del lavoro in Italia. Secondo l’ultimo report “EY Italy AI Barometer” di EY, l’adozione dell’IA nelle aziende italiane ha registrato un’impennata sbalorditiva, passando dal 12% nel 2024 al 46% nel 2025.

Questa crescita esponenziale dimostra che l’AI non è solo uno strumento, ma un vero e proprio generatore di valore, capace di produrre benefici tangibili per le imprese. I numeri parlano chiaro: la ricerca, che ha coinvolto oltre 500 professionisti italiani, rivela che l’80% di loro ha avuto un’esperienza positiva con l’IA, mentre il 52% dei manager ha già riscontrato vantaggi concreti dal suo utilizzo.


La sfida futura: creare una cultura dell’IA

Nonostante l’enorme progresso, il vero “salto di qualità” deve ancora arrivare. Giuseppe Santonato, AI Leader di EY Europe West, sottolinea che per massimizzare il potenziale dell’IA è essenziale colmare il divario tra leadership e dipendenti.

Il prossimo passo non riguarda solo l’adozione tecnologica, ma la creazione di una cultura aziendale diffusa e condivisa sull’intelligenza artificiale. Per raggiungere questo obiettivo, sono necessari investimenti significativi in tre aree chiave:

  • Formazione: per dotare i dipendenti delle competenze necessarie per utilizzare al meglio l’IA.
  • Governance: per stabilire regole e processi chiari sull’uso etico e responsabile della tecnologia.
  • Accessibilità: per garantire che l’IA sia uno strumento disponibile e facile da usare per tutti.

In conclusione, l’Italia sta vivendo una vera e propria rivoluzione AI. La sfida ora è trasformare questa crescita spontanea in un progresso sostenibile, investendo nella cultura e nelle persone che saranno il motore di questa trasformazione.

Inaugurato a Torino il primo computer quantistico in Italia

Il 22 maggio 2025 segna una data storica per l’Italia e per il settore delle tecnologie emergenti: è stato ufficialmente acceso a Torino il primo computer quantistico IQM del Paese, uno dei soli 12 al mondo. L’infrastruttura è stata installata nel data center del Politecnico di Torino ed è frutto di una collaborazione strategica tra il Politecnico stesso, la Fondazione Links e l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM).

Un traguardo strategico per l’ecosistema quantistico italiano

L’arrivo di questa macchina rappresenta un passo concreto verso il rafforzamento dell’ecosistema quantistico nazionale, con un forte impatto locale sul territorio piemontese. Come dichiarato da Mikko Välimäki, co-CEO di IQM Quantum Computers, “l’Italia ha un enorme potenziale in campo quantistico” e questa iniziativa vuole renderlo operativo e competitivo.

Il computer quantistico installato è dotato di cinque qubit e sarà accessibile a ricercatori, università e aziende. La disponibilità di un sistema quantistico fisico in loco riduce le barriere di accesso, evitando i costi e le limitazioni tipici delle piattaforme cloud esterne o dei simulatori.

Come funziona un computer quantistico?

I computer quantistici si basano su principi della meccanica quantistica, in particolare sulla sovrapposizione e l’entanglement. A differenza dei computer classici, che operano con bit (0 o 1), i qubit possono trovarsi contemporaneamente in più stati, permettendo così l’elaborazione simultanea di un’enorme quantità di informazioni. Questo li rende particolarmente adatti per risolvere problemi ad alta complessità computazionale.

In combinazione con le tecniche di quantum machine learning, questi sistemi possono aprire nuove strade in ambiti come intelligenza artificiale, crittografia, finanza, chimica computazionale, logistica e cybersecurity.

Un’infrastruttura tecnologica all’avanguardia

Il sistema è ospitato all’interno di un criostato che mantiene una temperatura di circa 20 millikelvin, ossia appena sopra lo zero assoluto. Per fare un confronto: è circa 100 volte più freddo dello spazio profondo. Questa temperatura estrema è fondamentale per garantire la coerenza quantistica dei qubit, evitando errori e interferenze.

L’impianto occupa uno spazio di circa 4 metri quadrati e raggiunge i 3 metri di altezza, con una schermatura progettata per isolare completamente il cuore del sistema da vibrazioni meccaniche e interferenze elettromagnetiche.

Formazione e impatto sul territorio

Il progetto si appoggia su una solida base di competenze: oltre 30 esperti tra docenti, ricercatori e dottorandi sono già attivi nel campo. Inoltre, il Politecnico ha lanciato corsi specialistici e un Master dedicato al quantum computing, che hanno già coinvolto più di 60 studenti e studentesse.

Secondo il Rettore del Politecnico, Stefano Corgnati, “l’obiettivo è creare un hub tecnologico in cui ricerca accademica e innovazione industriale possano coesistere e collaborare per rendere il quantum computing un asset accessibile e applicabile”.

Un’opportunità per imprese e innovatori

Numerose realtà industriali del territorio hanno già espresso interesse per l’infrastruttura quantistica torinese. Avere un computer quantistico fisico operativo sul suolo italiano rappresenta un’opportunità unica per le imprese che vogliono avviare progetti pionieristici nel calcolo quantistico, con impatti che si faranno sentire nei prossimi anni su scala nazionale ed europea.

NVIDIA e MediaTek: Computex 2025

NVIDIA e MediaTek: in arrivo il nuovo SoC ARM N1 per PC?
Prime indiscrezioni e debutto atteso al Computex 2025

Le indiscrezioni su una possibile collaborazione tra NVIDIA e MediaTek si fanno sempre più insistenti. Secondo quanto riportato da ComputerBase, le due aziende starebbero lavorando a un nuovo SoC ARM personalizzato per PC. Il progetto sarebbe noto con il nome di serie N1.

Al momento, l’obiettivo principale sembra essere quello di portare l’architettura ARM anche nel mondo dei PC desktop e laptop mainstream. Di conseguenza, un annuncio ufficiale potrebbe arrivare durante il Computex 2025.

N1 e N1X: due versioni per laptop e desktop

Secondo le informazioni trapelate, sarebbero previste due varianti distinte. Il chip N1 sarebbe pensato per i computer portatili. La versione N1X, invece, punterebbe direttamente al segmento desktop.

In entrambi i casi, le soluzioni deriverebbero dal processore GB10. Si tratta dello stesso chip utilizzato nel DGX Spark, un mini-PC di fascia alta sviluppato da NVIDIA. In questo sistema, infatti, una CPU ARM viene affiancata a una GPU della famiglia Blackwell.

Le specifiche del DGX Spark

Il DGX Spark è stato progettato per applicazioni di intelligenza artificiale e carichi di lavoro avanzati. In particolare, integra una CPU Grace con 20 core ARM. La configurazione prevede 10 core Cortex-X925 e 10 Cortex-A725.

Inoltre, la GPU integrata può raggiungere una potenza di calcolo pari a 1 PFLOP in precisione FP4. A supporto troviamo fino a 128 GB di memoria LPDDR5X. Si tratta quindi di una piattaforma pensata per l’elaborazione di modelli linguistici di grandi dimensioni e per applicazioni AI complesse.

Una versione consumer più accessibile

Per quanto riguarda la versione consumer della serie N1, l’architettura dovrebbe essere più equilibrata. In questo caso, si parla di una configurazione con un numero di core compreso tra 8 e 12. La memoria supportata arriverebbe invece fino a 32 GB di LPDDR5X.

Le specifiche, quindi, sarebbero inferiori rispetto a quelle del DGX Spark. Tuttavia, l’obiettivo è rendere il chip più accessibile. Il target sarebbe quello dei notebook e dei PC desktop di fascia media. Da questo punto di vista, l’approccio ricorda quello seguito da Apple con i chip M-series e da AMD con i Ryzen AI.

Computex 2025: possibile debutto ufficiale

Il Computex 2025, in programma alla fine di maggio, potrebbe rappresentare la vetrina ideale per il debutto della serie N1. Al momento, però, non sono arrivate conferme ufficiali. Di conseguenza, le specifiche tecniche restano coperte dal massimo riserbo.

Nel frattempo, dal mondo NVIDIA continuano ad arrivare notizie interessanti. Ad esempio, il noto overclocker Der8auer ha testato un prototipo della GeForce RTX TITAN Ada Lovelace. Si tratta di una scheda mai commercializzata, i cui risultati stanno già facendo discutere gli appassionati del settore.

Conclusione

In sintesi, la collaborazione tra NVIDIA e MediaTek potrebbe rappresentare una svolta per il mercato dei PC ARM-based. L’obiettivo è offrire soluzioni potenti, ma allo stesso tempo più accessibili. Per questo motivo, tutti gli occhi sono puntati sul Computex 2025, che promette numerose novità hardware.

Restate quindi sintonizzati per ulteriori aggiornamenti e analisi approfondite direttamente dal nostro blog.

OpenSSL 3.5: focus su sicurezza

Dopo oltre cinque mesi di attesa, il team di sviluppo ha rilasciato OpenSSL 3.5, una versione ricca di novità pensate per affrontare le sfide della sicurezza moderna e migliorare le performance delle applicazioni crittografiche. In questo articolo analizziamo insieme i principali cambiamenti introdotti, dal rafforzamento degli algoritmi fino al supporto per tecnologie emergenti come QUIC e la crittografia post-quantum.

Cifratura più sicura per le utility standard

Le utility req, cms e smime ora utilizzano AES-256-CBC come cifrario di default, sostituendo l’obsoleto DES-EDE3-CBC. Un passo fondamentale per garantire un livello di sicurezza allineato agli standard attuali e ridurre il rischio di attacchi su dati critici.

TLS aggiornato: focus su post-quantum e flessibilità

OpenSSL 3.5 rinnova la lista dei gruppi TLS supportati, introducendo algoritmi ibridi post-quantum come X25519MLKEM768, affiancati da X25519. Questo approccio “ibrido” rappresenta una strategia di transizione verso un futuro in cui i computer quantistici potrebbero rendere obsoleti molti algoritmi odierni.

Inoltre, è stato introdotto il supporto per keyshares multiple, che consente maggiore controllo nella negoziazione TLS — un vantaggio notevole per architetture complesse e scenari ad alta sicurezza.

Supporto QUIC lato server e algoritmi PQC

Una delle novità più attese è l’arrivo del supporto lato server per il protocollo QUIC (RFC 9000), completo di funzionalità 0-RTT, che permettono handshake ultrarapidi. Questo rende OpenSSL 3.5 ancora più appetibile per applicazioni web moderne e sistemi real-time.

In parallelo, troviamo il supporto ai principali candidati PQC (post-quantum cryptography):
ML-KEM, ML-DSA e SLH-DSA, tre algoritmi al centro delle valutazioni NIST per lo standard del futuro.

API moderne e gestione migliorata delle chiavi

Le funzioni legacy BIO_meth_get_() sono state deprecate, spingendo verso API più moderne e sicure. Tra le nuove introduzioni troviamo:

  • EVP_SKEY, un nuovo oggetto pensato per semplificare la gestione delle chiavi in ambienti avanzati
  • Key management centralizzato per CMP (Certificate Management Protocol)
  • Supporto al pipelining nei cifrari via API, per massimizzare le prestazioni in scenari ad alto throughput

Configurazione più flessibile

OpenSSL 3.5 introduce nuove opzioni per un controllo ancora più granulare, tra cui:

  • no-tls-deprecated-ec, che disabilita i gruppi ellittici considerati obsoleti
  • enable-fips-jitter, che abilita il JITTER come fonte di entropia per la generazione dei seed nel provider FIPS

Problemi noti: focus su SSL_accept

Attualmente è presente un bug nell’uso combinato di SSL_accept con SSL_accept_connection(), che può causare errori inattesi. In attesa della patch (prevista per la 3.5.1), il workaround consigliato è passare a SSL_do_handshake().

Conclusione

OpenSSL 3.5 si conferma una release fondamentale per chi sviluppa sistemi crittografici moderni. Con l’introduzione di algoritmi post-quantum, supporto QUIC lato server e miglioramenti significativi alle API e al protocollo TLS, OpenSSL si posiziona ancora una volta come uno dei pilastri della sicurezza informatica open source.

Meta AI arriva in Italia

Meta ha annunciato ufficialmente il lancio di Meta AI in Italia e in altri Paesi europei. Con questo passo si conclude il rollout globale dell’assistente digitale, che finora aveva escluso l’Europa. L’arrivo nel Vecchio Continente era stato bloccato da problemi legati alla protezione dei dati personali e al rispetto del GDPR.

Il ritardo legato alla normativa europea

Il lancio di Meta AI in Europa era stato sospeso il 14 giugno 2024. La decisione era arrivata dopo l’intervento della Data Protection Commission irlandese, su richiesta dell’organizzazione noyb. Il nodo principale riguardava la base giuridica scelta da Meta per il trattamento dei dati degli utenti.

L’azienda aveva infatti puntato sull’“interesse legittimo” invece del consenso esplicito. Questa scelta non era in linea con le richieste delle autorità europee. Da qui lo stop al lancio.

A luglio 2024, Meta aveva poi chiarito che i modelli Llama multimodali non sarebbero arrivati in Europa. La motivazione era legata all’incertezza del contesto normativo. Ora, però, almeno la versione testuale dell’assistente è disponibile, anche se con alcune limitazioni.

Funzionalità attuali: solo testo

Per il momento, Meta AI in Europa funziona solo tramite testo. Non è possibile generare o modificare immagini. Questa limitazione distingue la versione europea da quelle disponibili in altri mercati.

L’assistente è accessibile dalle app di messaggistica e dai social del gruppo Meta. Gli utenti vedranno un’icona blu per avviare una conversazione. È anche possibile usare Meta AI nelle chat di gruppo, tramite il comando dedicato.

Integrazione e limiti attuali

Meta AI può usare i contenuti testuali, come messaggi e post, per fornire risposte più pertinenti. Può inoltre collegarsi a Internet per recuperare informazioni aggiornate. Al momento, però, non è in grado di rispondere a domande basate su immagini o video.

Meta ha confermato che queste funzioni arriveranno in futuro. Tra le novità previste ci sono la personalizzazione e la memoria dell’assistente.

Meta AI sugli occhiali Ray-Ban

L’assistente sarà integrato anche negli occhiali smart Ray-Ban. Il lancio è previsto a partire da novembre 2024. In questa prima fase, le funzioni saranno limitate. Sarà possibile interagire tramite comandi vocali e ricevere risposte audio.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il debutto di Meta AI in Europa rappresenta un passo importante per Meta. Anche se le funzioni iniziali sono ridotte, l’azienda punta a un’espansione graduale.

Nei prossimi mesi sono attesi aggiornamenti significativi. L’obiettivo è offrire un assistente più completo, nel pieno rispetto delle normative europee.

Microsoft chiude Skype a maggio 2025

La fine di un’era: Skype chiuderà definitivamente a maggio 2025

Skype chiuderà definitivamente a maggio 2025, segnando la fine di un’era per la comunicazione online. Dopo oltre vent’anni di attività, uno dei software più iconici del web si prepara a uscire di scena. La notizia è stata confermata ufficialmente da Microsoft nell’ultima anteprima per Windows. Gli utenti non potranno più utilizzare l’app e tutte le comunicazioni verranno progressivamente convogliate su Microsoft Teams.

La lenta fine di un pioniere in declino

Lanciato nel 2003, Skype ha dominato per anni il settore delle chiamate VoIP, diventando il punto di riferimento per milioni di persone che volevano effettuare videochiamate gratuite. Nel 2011, Microsoft ha acquisito il servizio per 8,5 miliardi di dollari, integrandolo nel proprio ecosistema. Tuttavia, tra difficoltà tecniche, problemi di integrazione con Windows 10 e vari tentativi di rilancio poco efficaci, il software ha progressivamente perso centralità.

La nascita di Teams: l’inizio della fine

Nel 2017 è arrivato Microsoft Teams. L’azienda di Redmond ha deciso di puntare su una piattaforma più moderna e orientata alla collaborazione rispetto alla storica applicazione di messaggistica. La chiusura della versione Business nel 2021 ha rappresentato un segnale chiaro. Da quel momento, l’abbandono del vecchio sistema è diventato sempre più evidente.

Il passaggio definitivo alla nuova piattaforma

Con Windows 11, la strategia di sostituzione è diventata ancora più netta. Teams è stato integrato direttamente nel sistema operativo per rimpiazzare un’app ormai considerata superata. Oggi la piattaforma è il fulcro delle comunicazioni Microsoft, sia in ambito professionale che domestico. Anche se il software storico ha continuato a ricevere aggiornamenti, la sua rimozione definitiva è ormai imminente.

Cosa succederà agli utenti?

Da maggio, chi utilizza ancora l’app vedrà notifiche che inviteranno alla migrazione verso Teams Free. La versione gratuita offre funzioni simili, con un’interfaccia più attuale. Non è stata ancora confermata una migrazione automatica di contatti e cronologia, ma è probabile che vengano introdotte soluzioni per facilitare il trasferimento dei dati.

Chi effettuerà il passaggio troverà strumenti avanzati per videochiamate e condivisione dei file. L’esperienza visiva sarà però molto diversa da quella a cui gli utenti storici erano abituati. L’obiettivo dichiarato è offrire una piattaforma unica e versatile, adatta sia ai professionisti sia alle famiglie.

Conclusione

La chiusura segna la fine di un capitolo fondamentale della storia digitale. Skype è stato un pioniere della comunicazione online, ma Microsoft ha scelto di concentrare tutto su un’unica soluzione moderna. Teams rappresenta il futuro, mentre il vecchio software resterà un simbolo della prima grande era di internet.